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Lifestyle
20 Maggio 2016
Maggio a Miami
Torna la rubrica della nostra contributor Francesca, direttamente dalla bella Miami. Leggiamola insieme!

Maggio quando vivevo a Viareggio era un mese da sogno: aprono i bagni, ci sono già gli ombrelloni, non per tutti, ma per i clienti annuali fissi si, perchè sono i primi dalla battima (la battigia in Viareggino) e siamo sempre piu abbronzati degli amici che vivono a Firenze e d’intorni che vengono solo per il fine settimana, fino a Luglio quando finiscono le scuole. Insomma la vita da cittadina di mare che muore d’inverno e rinasce ogni estate.

Maggio a Miami è come Aprile, un po’ più caldo di Marzo e un po’ meno asfissiante di Agosto, è sempre tempo di mare, ma chi vive a Miami non fa vita balneare, perchè durante la settimana si lavora e il fine settimana la spiaggia è piena di chi vive fuori porta. In fondo tutto il mondo è paese: non ti accorgi quanto prezioso sia quello che ti circonda, fino a quando non ti circonda piu’.

Non si sono i ristorantini sulla rena che fanno gli spaghetti con le prime arselle o il frittino di paranza o i mercatini all’aperto come quello del Forte. Anzi, a Maggio finisce la stagione dei granchi e il famoso ristorante Joe’s Stone Crabs chiude il fine settimana dopo la festa della mamma per riaprire la settimana prima di Halloween e il mercatino delle pulci e del vintage di Lincoln Road segue la stessa agenda. Troppo caldo e umidità messi insieme e inizia la brutta stagione, per non menzionare quella degli uragani.

Questa volta vi porto a Little Haiti, un quartiere vecchio quanto Miami, girato l’angolo dall’Upper East Side 

Un paio di settimane fa Karl Lagerfeld ha portato la carovana della moda a Cuba con molto clamore, critiche e chiacchiere. 20 anni a Miami mi hanno aiutato a vivere in prima persona la differenza tra il preconcetto e ciò che è la vera Cuba e Port Au Prince degli expats o di chi ha scelto di abbandonare la propria patria per inseguire il sogno dell’America. Mi hanno colpito, negativamente, le immagini condivise nei social media, perchè hanno immortalato i cliches del folklore con la irriverenza e la mancanza di sensibilità di chi viene da un paese civilizzato, senza mettere in rilievo le doti, le caratteristiche, la storia e l’arte di Cuba.

Credo che la mia percezione sia influenzata da come l’Italia è ancora stereotipata negli Stati Uniti e quanto mi ferisca diretto nel cuore, perchè non siamo proprio solo tarantella e aglio. Finito con la mia oratoria, personale, quello che vi voglio trasmettere attraverso le foto che ho fatto col telefono, è quello che di piu’ vicino ad Haiti si possa trovare a Miami.

Nei murales di benvenuto a Little Haiti ti ci imbatti un po’ da tutte le parti, c’è un centro culturale dove nella bella mattinata di sabato ho trovato i vecchini seduti sulle panchine a raccontarsi le loro storie in creole, bambini che venivano a fare lezioni di francese o di danza e una bella mostra di un artista un po’ Dada e un po’ satirico. Per la strada ci sono galli e chi vende i mango del giardino (quest’anno la stagione è in ritardo), chi va a fare la lavatrice e chi va al 1$ store per fare la spesa.

Una vita frugale, con case senza aria condizionata (c’hanno le unità indipendenti alle finestre) e trailer parks, circondati da un timido movimento migratorio di gallerie d’arte e studi di artisti appena emigrati dall’America latina o ancora un po sconosciuti. Vengono da Wynwood, pochi chilometri a sud, sempre ad ovest della Biscayne Boulevard, che è un po la nostra via Aurelia. Wynwood è diventato troppo caro negli ultimi anni dopo essersi trasformato da ammasso di magazzini vuoti a nuovo quartiere artistico e bohemien quando il quartiere confinante era a sua volta diventato carissimo, il Design District. Little Haiti è ora quello che quasi 15 anni fa era il Design District e Wynwood, un quartiere dei contrasti. Dal 1979 ospita il pub irlandese Churchill in puro pot-pourri di culture e nazionalità, di Chiese dalle denominazioni più disparate si perde il conto, ora il Design District si è trasformato in una specie di Via Spiga e Via Montenapoleone, con flagship stores delle marche di lusso più rinomate a livello internazionale.

La domanda è se tra circa altri otto anni, Little Haiti diventerà un altro Wynwood o manterrà la sua patina speciale e genuina.

 

 

 

 

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