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Lifestyle
25 Maggio 2015
Le emozioni curano... i nostri amici a quattro zampe
Michele e Laura fanno un lavoro bellissimo: recuperano, istruiscono e (soprattutto amano) cani aggressivi o problematici. Le ragazze di Okydoggy le hanno intervistate nella loro rubrica su DDmag. Buona lettura!


Michele e Laura, il vostro progetto oltre ad essere ambizioso è anche molto umano. Com'è nata questa idea? E la vostra passione per il mondo cinofilo?

Laura – Come tanti amanti dei cani sin da bambina mi sono sempre occupata di cani randagi, prendendomi cura di loro (con grande felicità dei miei genitori!), curandoli e cercandogli poi una casa. Stando così a stretto contatto con i cani si impara a conoscerli, a capire quali sono le loro esigenze e ad adorarli per il loro amore semplice e sincero. E’ venuta poi naturale l’esigenza di volerne sapere di più e ho iniziato a studiare comportamento. La conoscenza unita all’esperienza ha dato un grande impulso a questa mia passione che alla fine è diventata il mio lavoro. Ho notato che molti cani problematici avevano delle qualità incredibili e che era da queste che bisognava partire per farne dei cani non solo “normali” ma addirittura eccezionali. Michele ha vissuto la stessa esperienza anche se con un percorso diverso: dopo i suoi studi da istruttore cinofilo in giro per il mondo, gli era stato offerto un lavoro in un famoso allevamento di Cane Corso. L’allevatore gli aveva mostrato tutti i cani presenti nell’allevamento per sceglierne uno che a suo parere potesse avere dei buoni risultati in gara. Giunti alla fine del “giro” Michele aveva notato che in un box appartato c’era un cane che non gli era stato mostrato e aveva chiesto chi fosse. L’allevatore gli aveva riferito che quel cane mordeva chiunque ed era inavvicinabile. Sei mesi dopo Rubens degli Olmi girava tutta l’Europa con Michele vincendo campionati nazionali, europei e mondiali come nessun cane di quella razza aveva mai fatto prima. È grazie a queste nostre esperienze, molto diverse ma con un fine comune, che è nata l’idea di dare una seconda chance a cani problematici che altrimenti non avrebbero avuto futuro: cani aggressivi ma anche cani traumatizzati e fobici. Vederli migliorare e ritrovare fiducia nel mondo è fantastico.


Qual è l’aspetto che amate di più nel vostro lavoro? Quale il più difficile?

Michele – È molto difficile descrivere la bellezza di questo lavoro. È una soddisfazione continua. I cani sono sempre pieni di entusiasmo, hanno voglia di lavorare, scoprire, correre e giocare. Cercano di dare il meglio di se stessi in ogni situazione, non giudicano mai e accolgono con piena fiducia ogni iniziativa o attività gli si proponga. Vogliono essere utili e sono capaci di trasmettere una gioia ed una serenità incredibili oltre ad essere capaci di amore e lealtà veri. Ogni passo avanti nel loro recupero per noi è una gioia immensa. L’aspetto triste è vedere cani incredibili, con delle potenzialità infinite, rovinati dalla convivenza con l’uomo. Spesso ci arrivano cani con esperienze di maltrattamenti o abbandono alle spalle; altre volte sono i proprietari, inconsapevoli, che non riescono a capire che le esigenze del nostro amico non sono solo mangiare, dormire e prendere delle coccole ma anche sentirsi utile, utilizzare i propri sensi, cercare, correre e imparare. In entrambi i casi è il cane a farne le spese.


Descriveteci in poche righe il vostro metodo di addestramento:

Il Natural Pet Training è stato messo a punto da un team di istruttori cinofili ed esperti del comportamento di diversi paesi (team di cui facciamo parte) ed è basato su una serie di supporti che vengono dati al cane e grazie ai quali recupera il suo naturale equilibrio: in sintesi i cani da noi hanno modo di impegnare moltissimo la loro mente, imparano a ragionare e risolvere problemi, fanno tantissima ricerca olfattiva, vita sociale e imparano ad essere molto collaborativi e a sviluppare il senso di branco. Il tutto in mezzo alla natura con tanta attività fisica (bici, corsa e nuoto) ma vivendo a stretto contatto con l’uomo (vengono ospitati in casa). Dopo qualche settimana il cane recupera il proprio equilibrio naturale, scarica l’ansia o la frustrazione e a questo punto si procede con il ricondizionamento positivo in modo che le sue reazioni negative scompaiano. Il segreto del metodo sta soprattutto nell’approccio emotivo molto particolare che si ha con il cane che però è un po’ complesso da spiegare….


Avete mai avuto un caso più complicato o che a preso più tempo degli altri? 

Laura – Abbiamo avuto un cocker con una situazione difficile alle spalle. Era un cucciolo proveniente dall’est, comprato da una coppia che non aveva idea di cosa fosse un cane. Scott è cresciuto in isolamento, probabilmente in gabbia, senza alcun contatto né con persone né con cani o altri animali e ha presto cominciato a mostrare aggressività. Mordeva chiunque provasse ad interagire con lui, umani e non, rendendo impossibile la sua adozione. È arrivato da noi grazie all’associazione “Le ali per Luna”, che ha deciso di portarlo via da quella situazione, e dopo un intenso lavoro Scott ha finalmente trovato il suo equilibrio e un nuovo proprietario fantastico, Livio, che lo adora e con il quale ora ha una vita meravigliosa.


Fino ad oggi quanti cani avete salvato e fatto adottare? Che progetti avete per il futuro?

Michele – I cani che abbiamo fatto adottare hanno reso felici tante persone e, in qualche caso, sono stati loro a, non dico salvare, ma sicuramente migliorare la vita di chi ha scelto di prenderli con sé.
I progetti sono entusiasmanti: grazie all’appoggio dell’International Pet Trainer Association abbiamo la possibilità di collaborare ed avere il supporto dei migliori istruttori al mondo, tra tutti Jean Jacques Peton il “guru” europeo nel recupero di cani aggressivi. Dal 2015 cominceremo la formazione (ufficiale, riconosciuta dall’International Pet Trainer Association) per tutti coloro che vogliano intraprendere un serio percorso da educatore o imparare questa metodologia di lavoro.

DD
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