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Lifestyle
30 Luglio 2014
Diego Valisi
Il palazzo che ospita la Biblioteca della Moda di Milano è simile a molti altri palazzi della città, con i loro portoni e cortili e stanze e segreti… Solo che qui i segreti sono quelli della storia della moda italiana ed internazionale, e le stanze raccolgono un archivio di 50 mila settimanali, riviste, volumi, cataloghi di moda dal 1860 ad oggi. Custode e anima di un progetto così ambizioso (e prezioso) è Diego Valisi che ci ha accolto per questa intervista esclusiva a DDmag.


Buonasera Diego, dove ci troviamo in questo momento?

Innanzi tutto benvenuti nella Biblioteca della Moda; ci troviamo in una sala della biblioteca, in un luogo un po' tranquillo tra i 1600mt di spazio ospitati in questo palazzo. Non siamo soli: oltre alla Biblioteca, qui lavorano altre 10 società che usufruiscono dei nostri spazi e altre tre società, Biblioteca della Moda, Edizioni La Mode Illustrée e Libreria della Moda, il cui motore è la concessionaria di pubblicità Milano Fashion Media da me fondata nel gennaio 2009.


Questa è una biblioteca un po' speciale…


Direi proprio di sì! Nel 2011 ho fondato questa Biblioteca, attribuendo personalità giuridica al mio personale archivio privato. La Biblioteca si "autosostiene" con due attività principali: la prima è la vendita dello spazio fisico (attraverso product placement, eventi e molto altro), la seconda è la vendita delle ricerche iconografiche che facciamo a partire dall'archivio.
Queste ricerche vengono commissionate ad esempio dagli uffici stile dei grandi marchi della moda, dai curatori di mostre (per il Pitti ad esempio), oppure ricerche interessanti per aziende, privati e molto altro ancora.


Qui alla biblioteca sono le 17 e una giornata sta per finire: ci racconti come è iniziata e quali sono i piccoli - grandi eventi di una giornata-tipo?

La Biblioteca vive sostanzialmente di momenti di ordinaria e momenti di straordinaria amministrazione: nei primi il traffico è generato dalle 13 società che hanno sede qui e che lo rendono molto più un luogo di confronto ed incontro che un luogo accademico. Poi ovviamente il confronto si applica anche attraverso la ricerca. Questa è anche una biblioteca self service, dove stare, intrattenersi e creare delle relazioni.
I momenti di straordinaria amministrazione sono gli eventi, circa 25 anni durante l'anno, che movimentano e attraggono un gran numero di ospiti, specialmente durante le manifestazioni fieristiche come le settimane della Moda e il Salone del Mobile. Durante questi grandi avvenimenti, grazie ad un accordo con il Comune di Milano, diveniamo l'info poni ufficiale per la moda a disposizione di tutti.


La Biblioteca è nata come raccolta di una tua vasta collezione privata di libri e riviste, circa 10 mila titoli: perché hai cominciato ad archiviare dei documenti relativi ad un ambito così veloce e fugace come la moda?

Sono entrato a far parte di questo mondo e a lavorarci alla fine degli anni ’80, periodo di produzioni editoriali straordinarie da parte dei grandi marchi: i cataloghi erano dei piccoli capolavori, di una qualità difficile da ritrovare al giorno d’oggi. Materiale meraviglioso che molte volte veniva lanciato dalle redattrici come un frisbee nei cestini senza neanche essere aperto. Iniziai proprio così per trattenere le pubblicazioni che mi sembravano degne di avere una vita più vivace rispetto a quella del cestino.
Oltre a ciò, il mio essere collezionista seriale e il viaggiare all’estero per lavoro hanno dato una mano; ero sempre alla ricerca di cose sfiziose e originali da acquistare. Quando ho cominciato a lavorare come libero professionista, ho finalmente anche trovato un luogo per il mio archivio. Ho liberato soffitte e garage da tutto il materiale, tra le urla festanti dei miei famigliari fino alla quarta generazione.
Ma la Biblioteca deve e vuole crescere ancora.


Tra le riviste della biblioteca, ce n’è una a cui sei più affezionato e che magari non esiste più?

Per motivi affettivi, rispondo le pubblicazioni Condé Nast e in particolare l'Uomo Vogue, di cui ho diretto il settore pubblicità per molti anni. Ma il vero spartiacque tra l'hobby amatoriale e un progetto più grande è stata l'acquisizione della collezione completa di La Mode Illustrée, un settimanale con illustrazioni realizzate a china che è stato dal 1860 al 1940 il più importante giornale di moda al mondo.
Questo titolo è diventato poi il marchio della casa editrice.


La Biblioteca è anche un prezioso centro di ricerca e documentazione per studenti di tutto il mondo: qual è il tuo rapporto con loro e qual è il tuo consiglio a chi entra, con le sue diverse specializzazioni, nel grande mondo dell’industria della moda, milanese in particolare?

Il numeri degli studenti delle scuole di moda si è di molto ridimensionato, ma sono molti (non troppi purtroppo) quelli che frequentano questo luogo grazie a modalità di fruizione simboliche in collaborazione con le scuole. Ma non ospitiamo solo studenti: qui viene anche chi deve fare degli approfondimenti per cui il tempo è la variabile minore rispetto al risultato che deve ottenere. E questa non è la modalità dello studente purtroppo.


Se dovessi regalare un ipotetico tesserino #1 della Biblioteca ad un personaggio editore, giornalista, a chi lo daresti e perché?

I personaggi più significativi di questo mondo sono quelli che ne hanno generato la nascita. Un icona di un mondo come questo è per me Anna Piaggi, giornalista straordinaria e direttore di Vanity, (non Vanity Fair!), una testa Condé Nast straordinariamente anticipatoria diretta appunto da questa signora molto curiosa anche nel suo aspetto "scenico". Personaggi come lei non esistono più in un panorama storico come quello attuale francamente molto triste anche in termini di qualità diffusa.


La prima rivista che sfogli al mattino? E il libro sul tuo comodino?

Internazionale e Pagina 99, mentre il libro sul comodino, e non è molto modaiolo, è Teresa Batista stanca di guerra.


Che rapporto hai invece con la moda sul web: fashion blog, magazine online e social network?

Frequento molto i social e i fashion blogger, anche per motivi lavorativi. Dedico la prima parte della mattinata alle informazioni generali che sono prevalentemente digitali… Questo è anche il futuro della Biblioteca: il patrimonio di unicità dei contenuti che sono custoditi in questo luogo è intrigante possano essere resi fruibili, esplodendo un luogo fisico, in un luogo digitale, dove replicare tutto questo senza i confini rigidi di pareti fisiche.


Curiosità: possedete anche un archivio di qualche azienda veneta e vicentina?

Oltre alla tradizione di tessuti e altissime eccellenze come quelle legate al gioiello e all'oreficeria, mi viene in mente la grande industria del denim e tutti i grandi del jeans.


Sembra superfluo dire che per noi è stata un'esperienza indimenticabile incontrare una persona come Diego, che ci ha accompagnato con la sua cultura nel dietro le quinte di un mondo bellissimo. In una parola: grazie, e speriamo di rincontrarci presto.

DD

Tutti i link dell'universo che ruota attorno alla Biblioteca della Moda:

Biblioteca della Moda
Libreria della Moda
Edizioni La Mode Illustrée:

- Fashion Illustrated
- The Lifestyle Journal
- Urban
- Riders
Milano Fashion Media
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